Il Vaticano contro il “presidente” Kabila

Il Vaticano bacchetta Kabila

Il Vaticano annuncia l’annullamento della visita a Kinshasa di papa Francesco. Una presa di posizione forte, contro un presidente-dittatore. Una decisione importante sotto tanti punti di vista, che viene spiegata in maniera esaustiva e competente dal sito di approfondimento “L’Indro”. Una decisione presa da papa Francesco in persona, dopo che i negozioati fra i suoi vescovi e il Governo congolese, tesi a ripristinare una situazione di democrazia con regolari elezioni, si sono rivelati fallimentari.

Lascia decisamente poco spazio all’immaginazione l’ampio servizio dedicato all’argomento.

Il problema è che Kabila, al potere initerrotamente dal 2001, non accetta la Costituzione promulgata sotto la sua stessa presidenza: non accetta il fatto che dopo due mandati non si può ricandidare. Vuole il potere, vuole restare al comando del suo sventurato Paese. E lo ha fatto capire bene sin dalla metà del suo ultimo mandato, nel 2013. Leggendo l’articolo appare molto chiaro che ci troviamo davanti ad un presidente-dittatore, come tanti purtroppo ce ne sono in Africa.

Il potere in RDC

La Repubblica Democratica del Congo è un paese ricchissimo di risorse naturali, dall’acqua del fiume Congo al legname della foresta equatoriale, da minerali come oro, zinco, nichel, rame e diamanti, per arrivare al coltan, fondamentale per sviluppare la tecnologia dei nostri smartphone, tablet ed eletrodomestici vari.

Tutta questa ricchezza ha inevitabilmente attratto gli appettiti delle multinazionali occidentali, giochi di potere che hanno portato ad influenzare in qualche modo il governo congolese attraverso sostegno di tipo economico ma anche militare, come ad esempio la missione Monusco.

Insomma, che quello congolese non sia un governo stabile e che abbia necessitato delle stampelle offerte dalla Comunità internazionale è un dato di fatto.

 

Potere e adozioni

 

Ed è dal 2013 che scoppia, improvvisamente, la crisi delle adozioni in Congo, attraverso il blocco dell’uscita dei bambini. In un paese in cui si contano 4 milioni di bambini senza una famiglia, vengono scoperte delle irregolarità in alcune adozioni, irregolarità che riguardano ufficialmente bambini adottati negli Stati Uniti d’America, che hanno un sistema adottivo decisamente diverso da quello italiano. Sono oltre un migliaio le adozioni americane che rimangono in sospeso, con loro anche oltre 300 francesi, circa 180 italiane e, a seguire decrescendo, quelle di altri paesi come Olanda, Belgio, Germania, Inghilterra e anche Svizzera.

Irregolarità in procedure adottive che ci sono e che non vengono negate dal paese coinvolto, paese che ha un’influenza economica e politica non indifferente per il Governo. Oltre 1500 bambini bloccati, la maggior parte dei quali già figli per sentenza dei tribunali congolesi dei loro genitori adottivi.

Una vicenda che, singolarmente, viaggia parallelamente all’arrivo della scadenza del mandato di Joseph Kabila. Una blocco che stranamente si risolve quando il presidente della RDC ottiene la garanzia che non si arriverà a nuove elezioni entro la fine del 2016.

Coincidenze…

Ovviamente la fotografia politica scattata da L’indro e la durata della crisi del blocco delle adozioni sono solamente delle… coincidenze.

Non escludiamo a prescindere che possano esserci state irregolarità nelle procedure adottive. Ma chi, giustamente, pretende limpidezza e legalità in queste sicuramente non ha mai messo piede in Congo. Qualcuno, per il ruolo istituzionale che ricopriva, avrebbe dovuto farlo, per capire la reale situazione. Non è accaduto. Abbiamo sempre sostenuto che era il caso che ciò accadesse. Sarebbe potuto servire, anche se non a sbloccare direttamente la situazione, a capirne i contorni e il contesto.

L’amarezza e la convinzione che rimane in noi genitori adottivi è che la vicenda che ha coinvolto i nostri figli e le nostre famiglie, non sia certo dipesa da presunte irregolarità nei procedimenti adottivi, quanto da altri tipi di interessi che hanno visto i nostri figli utlizzati come merce di scambio.