Un anno fa, la gioia… fra gli ostacoli

Un anno fa per un nutrito gruppo di bambini e per le loro nuove famiglie italiane finiva l’incubo del blocco delle adozioni in Congo. Un giorno che avrebbe dovuto esser vissuto con gioia e serenità, ma che non fu tale per tutti. Ad un anno di distanza proponiamo a voi la loro testimonianza diretta, quella che, insieme ad altre testimonianze perchè non furono gli unici a vagare per Roma, ci portò a raccontarvi in tempo reale la grande caccia al tesoro.

 

Un anno fa…

Esattamente un anno fa, mentre avevamo notizie dai social che molte famiglie si stavano muovendo verso Roma per andare ad incontrare i loro figli provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, arrivo annunciato anche via twitter in maniera ufficiosa, fummo raggiunti da una telefonata. Erano le 4 del pomeriggio, ormai avevamo perso ogni speranza, perchè avevamo la certezza che tante famiglie erano già state contattate diverse ore prima e si stavano recando nella capitale.

La chiamata e… il viaggio

Dall’altra parte del telefono una funzionaria della Cai, una voce a noi già nota, che ci invitava a scendere a Roma “per firmare alcuni documenti importanti relativi ai nostri figli“. Oltre un mese prima, già eravamo stati chiamati a firmare alcune carte, ma nella nostra città, Firenze. E ad alcuni amici toccò poi andare a Roma davvero per firmare delle carte e non per prendere dei bambini, con queste modalità. Massimiliano era al lavoro, io dal veterinario con il nostro cane. Ci fu anche intimato dalla nostra interlocutrice di non raccontare di questo viaggio a nessuno; nemmeno ai nostri genitori. Il tempo di organizzarci, di metter due cose in valigia e di saltare in macchina alla volta di Roma.

Il viaggio è stato a dir poco drammatico, perché dovevamo fermarci spesso per avere le indicazioni stradali, non ci è stato dato subito un indirizzo. Venivamo mandati da un posto all’altro della città da telefonate dello stesso funzionario, che chiamava da un numero privato e quindi non era contattabile. Fra una sosta e l’altra passavano delle mezzore, prima di ricevere ulteriori indicazioni. Una situazione assurda, che accresceva la nostra ansia con il passare del tempo. Sembrava di vivere in una spy-story.

Da un lato vivevamo quei momenti con la speranza di veder finalmente i nostri figli, ma dall’altra ci mancava la certezza che Yvonne e Patrick fossero veramente arrivati a Roma insieme agli altri. E il fatto di esser stati contattati nel pieno pomeriggio, non deponeva certo a favore di una soluzione felice della questione.

L’ultimo tratto

Un’ultima telefonata ci disse di recarci in un’area di sosta del Grande Raccordo Anulare,  dove un furgone, che inizialmente ci fu descritto come un pick-up, ci avrebbe atteso e poi trasportato in un altro luogo. Lo aspettammo per diversi minuti, poi, una volta saliti, ci condusse sfrecciando a più non posso per la città in una caserma di polizia.

L’incontro

Arrivati in questa caserma abbiamo trovato tante famiglie che se ne stavano ormai andando felici con i loro figli, erano davvero pochi i bimbi ancora rimasti nella stanza allestita per ospitarli. Solo in quel momento abbiamo accertato anche la presenza di Yvonne è Patrick. Come arrivammo, però, ci dissero che il piccolino si era sentito male, un’indigestione dovuta forse allo stress, all’attesa e all’aver mangiato più di quanto era solito fare (una volta al giorno nell’isitituto africano dal quale proveniva). Necessitava di andare all’ospedale. Quindi chiamarono velocemente Yvonne. Ci ricordiamo ancora il suo volto, perso nel vuoto: ci guardava e a stento sorrideva. Dopo pochi minuti ci portarono da Patrick, in infermeria, che dormiva. A prendersi cura di lui un’altra madre adottiva, che nel giorno più importante della sua vita famigliare, essendo medico, si prestò a visitarlo e ad assitere Patrick. Non la ringrazieremo mai abbastanza!

La prima notte

La nostra prima notte insieme? Non è mai esistita: “io, Rossella, al Bambin Gesù con Patrick, disitratato dal vomito; Massimiliano in albergo con Yvonne”.

Che dire? Per essere il primo incontro crediamo sia stato un bel… trauma! Non era certo così che ce lo saremmo immaginato, assolutamente no! L’incontro tanto atteso si è  trasformato in una caccia al tesoro con figli e genitori in difficoltà.

Yvonne ci dice ancora oggi: “mamma perché sei arrivata così tardi? Eravamo rimasti solo noi”! Ancora oggi non sappiamo darle una ragione plausibile, se non risponderle che siamo stati avvisati tardi. Ma lei stenta a crederlo ancora oggi: “Noi eravamo a Roma dalle prime ore del mattino”! No, non c’è spiegazione logica. O almeno noi non siamo in grado di fornirla.

Lieto fine di un incubo

Tutto ciò avveniva esattamente un anno fa. A distanza di 12 mesi, riviviamo in noi ogni minuto di quella giornata, senz’altro intensa, sicuramente emozionante; inutilmente faticosa, ma con un grandissimo lieto fine: l’arrivo dei nostri gioielli!

Un anno fa i renzetti

La famiglia Renzetti, un anno dopo

 

Rossella e Massimiliano