Perché andiamo a Roma

Perché andiamo a Roma? Perché ci incateniamo? Perché vogliamo il clamore sulla nostra vicenda?

Queste sono le domande che ci dovrebbero essere fatte. Invece no. Invece, assistiamo in questi giorni ad una campagna su alcuni social, Twitter in particolare, condotta da alcuni genitori (e molti sedicenti tali nascosti dietro ridicoli fake), coadiuvati anche da figure esterne a questa vicenda dolorosa che stiamo vivendo (ma a loro è permesso intervenire, a noi non è concesso nemmeno contemplare fra le nostre fila una coppia instradata sul Congo, anche se non ancora abbinata). Il messaggio che passa da questa “tonante” campagna mediatica è il loro legittimo sostegno all’attuale vice-presidente della Cai (con delega alla presidenza ricevuta da Renzi, ci chiediamo è ancora così? Non sappiamo).

Ma c’è un altro messaggio molto sbagliato che viene fatto passare: scendono a Roma per chiedere la testa dell’attuale vice-presidente della Cai. No, ci spiace, non ci stiamo! Questa è una pura e mera strumentalizzazione.

Il nostro obiettivo non è defenestrare nessuno, né abbiamo la presunzione che una nostra manifestazione possa causare una tale decisione da parte del Governo. Se ciò avverrà non sarà certo per merito o per colpa nostra. Non addossateci responsabilità che non abbiamo. Sarà chi ha la responsabilità politica di risolvere questa situazione che dovrà fare le proprie valutazioni, alla luce non solo della nostra vicenda, se vorrà intraprendere una simile strada.

Perché andiamo a Roma? Perché ci incateniamo? Perché vogliamo il clamore sulla nostra vicenda?

cateneVi serviamo le risposte. Andiamo a Roma, sotto Palazzo Chigi ad incatenarci simbolicamente per ricordare al nostro Stato che noi esistiamo. Vogliamo ricordare che, se anche siamo solo 2,20,40… famiglie a chiederlo, meritiamo rispetto e considerazione in quanto cittadini italiani. Andiamo a Roma perché ormai non crediamo che l’attuale dirigenza della Cai possa influire su una situazione molto complicata.

Lo abbiamo chiesto a Novembre, lo ribadiamo con forza adesso, che urge un CAMBIO DI PASSO! Urge che qualcuno a livello politico molto più alto possa andare in Congo ed affrontare la situazione parlando con i rispettivi pari grado congolesi. Non si tratta di una questione amministrativa, si tratta di un questione politica. Crediamo fermamente nella legalità delle nostre procedure adottive, crediamo fermamente che l’Italia abbia tutte le carte in regole per uscire da questo impasse. Riteniamo che, pur con tutta la sua buona volontà e con i suoi limiti, la Cai non sia in grado di affrontare in maniera efficace questa crisi.

Che i nostri rapporti con gli attuali vertici della Cai non siano idilliaci non ne facciamo mistero, non siamo così ipocriti. Ma la loro sostituzione dal ruolo istituzionale attualmente ricoperto non è un nostro obiettivo. Andiamo a Roma per aver certezza che qualcuno si stia occupando della nostra situazione e per urlare la necessità di avere notizie dalle autorità competenti.

Per questo scendiamo a Roma, ci incateniamo e chiediamo che vengano accesi i riflettori sulla nostra vicenda. Per questo e non per altro!