Democrazia e libertà per il Congo

democrazia per Congo

Democrazia, qualcosa che spesso diamo per scontato, ma che scontata non è. Non lo è in tanti posti del mondo, non lo è oggi nella Repubblica Democratica del Congo.

I nostri figli

Da questo paese arrivano i nostri figli. Sono giunti dopo una battaglia che ci ha visto conivolti e nella quale abbiamo coinvolto chi ha letto queste pagine durata quasi tre anni.

Una situazione che ci ha visto vittime, come famiglie, ma soprattutto ha visto vittime i nostri figli di una decisione unilaterale che li ha bloccati nel loro paese natale quando, invece, avevano tutte le carte in regola per esser accolti nelle nostre famiglie. Decisione presa dall’attuale governo e dall’attuale presidente Joseph Kabila. Fu lui, in nome di presunte irregolarità adottive, a determinare il blocco dell’uscita dei piccoli dal Congo. Un modo per tener sotto scacco diverse nazioni (non certo l’Italia) che in quel paese, ricchissimo di risorse minerali e naturali ma con il più basso tasso di sviluppo mondiale, avevano e hanno tuttora grandi interessi economici.

Democrazia a rischio

Ancora oggi, al vertice della Rdc, regna incontrastato il presidente Kabila, il cui secondo mandato è però scaduto nel dicembre del 2016. Da allora è riuscito a far annullare e a rimandare, sempre a data da destinarsi, le elezioni. Sì, perchè quello sarebbe il passaggio ufficiale ad una nuova era politica per il paese, non potendo lui stesso esser rieletto per un terzo mandato.

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Le pacifiche manifestazioni in Congo

Nessun tentativo diplomatico e nemmeno gli accordi di San Silvestro, firmati con la mediazione della Conferenza Episcopale Congolese, hanno sortito l’effetto di riportare la democrazia in Congo.

E proprio la Chiesa, in questi ultimi mesi, sta guidando una pacifica protesta, organizzando manifestazioni e marce per muovere l’opinione pubblica mondiale su questa situazione divenuta ormai insostenibile.

La repressione

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Spari sulla folla inerme

La risposta del governo e del presidente Kabila è stata una sola: REPRESSIONE!

Spari su persone inermi, “armate” di rami di palme, di vangeli e rosari. Spari che sono già costati la vita di un numero imprecisato di persone, fra le quali anche dei religiosi.

Questa è stata la risposta di Kabila alla richiesta di democrazia che giunge dal suo popolo, sfinito dalla fame, dalla povertà e dagli stenti!

Vergognoso silenzio

Tutto ciò avviene oggi in quello che potremmo definire solamente in un solo modo: vergognoso silenzio!

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Repressione violenta anche contro i religiosi.

Purtroppo sono pochi i media che si stanno occupando di ciò che accade in Repubblica Democratica del Congo. Sono sempre troppo poche le notizie di un paese nel quale da quasi vent’anni viene perpetrato un’autentico genocidio!

Sicuramente non è uno degli argomenti ai quali viene prestata la dovuta e costante attenzione che meriterebbe.

Il nostro appello

Da qui il nostro appello, in qualità di genitori di bambini che vengono dalla Repubblica Democratica del Congo; bambini che hanno vissuto e subìto per una buona parte della loro vita le condizioni inumane alle quali è costretto a vivere oggi il popolo congolese. Lo facciamo in qualità di genitori, ma anche di semplici cittadini del mondo, quali ci riteniamo essere.

STOP ALLA REPRESSIONE!

LIBERTA’ PER IL POPOLO CONGOLESE!

LIBERE ELEZIONI E DEMOCRAZIA!!!

STOP AL SILENZIO MONDIALE SU QUESTA TRAGEDIA!!!

#FREERDC #FREECONGO