La lunga notte della speranza

Notte infinita! Notta vissuta trattenendo il respiro, notte al cardiopalma per tutte le 100 famiglie italiane che stanno adottando in Congo. Per alcuni la gioia, per altri l’ennesima cocente delusioneLeggi l'articolo. Nelle parole del nostro Fabrizio Vertua il racconto di una notte particolare, vissuta da genitori in attesa, da genitori… in sospeso.

È stata una notte lunghissima quella di mercoledì. Una notte nella quale gioia e delusione, felicità e angoscia si sono mescolate fra le cento famiglie italiane, tre quelle bresciane, che da oltre due anni e mezzo stanno aspettando di poter abbracciare i loro figli regolarmente adottati in Repubblica Democratica del Congo. Da 897 giorni queste famiglie, che hanno una sentenza dei tribunali del paese africano che determinano il loro status di genitori di bambini congolesi, non possono abbracciarli a causa di una moratoria decisa del Governo, a causa di irregolarità nelle procedure adottive commesse da cittadini di altri paesi. Mercoledì per 66 di loro la svolta: nel pomeriggio il comunicato del Ministero degli Affari Esteri, ribattuto subito dall’Ansa e poi da tutti i quotidiani relativo a 66 dossier sbloccati. Un tuffo al cuore: la speranza di essere fra i fortunati, un testa o croce, praticamente qualcosa più del 50 per cento delle possibilità di esser fra chi presto potrà gioire. La fine di una sofferenza che si è protratta per oltre 900 giorni, perché un conto è aver la certezza di vedere il proprio figlio, un altro è quello di realizzare concretamente questo sogno. 900 giorni, il tempo di oltre tre gravidanze, un tempo aggiunto gratuitamente a quello necessario per arrivare alla sentenza che fa parte del normale iter adottivo. Giorni, ore, minuti, scanditi con il pensiero fisso di poter stringere delle piccole mani fra le proprie, di sentirsi chiamare mamma e papà. Quello di vedere riunire dei fratelli, magari separati da anni. Ripercorrere con la mente questo lungo percorso sperando di poter accedere alla lista di chi si è finalmente guadagnato il biglietto per il Paradiso, dopo due anni e mezzo d’Inferno gratuito. La notizia rimbalza: è virale, mentre l’ansia sale. Sguardo costantemente fisso sul display: si sussulta ad ogni messaggio, ad ogni chiamata, sperando di vedere il prefisso 06, segnale di una possibile chiamata per una nuova vita. L’sms, il messaggio in whtasapp, lo squillo di parenti e amici, che son stati vicini e assillano bonariamente in cerca di conferme, quelle che si vorrebbero poter dare ma che rimangono lì, in sospeso. Passano i minuti, trascorrono le ore, la sera si fa tarda. La rete di comunicazioni fra i genitori si infittisce di messaggi e telefonate. Alle 22 la notizia tanto attesa: cominciano le telefonate dalla Commissione Adozioni Internazionali, l’estrazione alla lotteria è appena cominciata, o si vince o si perde, non esistono premi di consolazione. I “mi han chiamato, è fatta” si alternano ai “maledizione, mi è arrivata la e-mail, sono fuori”. Chiamate che proseguono oltre l’una di notte, fra i mille messaggi fra chi c’è e chi non c’è. Alla fine sul campo restano 66 fortunati e 45 condannati ad un’attesa, che si spera sia brevissima. E chi gioisce, comunque non lo fa a pieno: c’è un amico da consolare, a cui provare a dire “la ruota girerà anche per te”, desiderando con tutto il cuore di veder arrivare i bimbi su un aereo tutti insieme, magari per Pasqua.