Congo… una “guerra di bassa informazione”!

guerra congo

Se ne parla ancora troppo poco, eppure conta milioni di morti: è la guerra, o meglio, sono le guerre che stanno devastando la Repubblica Democratica del Congo. Spesso, troppo spesso, passa il messaggio che i profughi provenienti dall’Africa in realtà non fuggano dalla guerra. Bene, vi invitiamo a guardare questo filmato.

Le immagini dicono molto più di qualsiasi parola. Uomini, donne, anziani e soprattutto bambini che fuggono terrorizzati, davanti allo sguardo torvo di militari. Un fiume di persone che si muove senza una precisa destinazione, mentre i carri armati sparano. Basterebbe guardare i loro occhi sbarrati, per capire che non si tratta di un film, ma di realtà.

Una guerra di cui nessuno parla

Certo, quella che sta avvenendo ancora oggi nel Congo non è una guerra famosa, pochi sono i media che ne parlano. Come la definisce l’attivista per la pace John Mpaliza, si tratta di una “guerra di bassa informazione, non certo di bassa intensità”.

La Repubblica Democratica del Congo non ha mai vissuto un periodo di pace duraturo e stabile. È dal 1996, infatti, che la guerra imperversa nelle regioni orientali del paese provocando una serie di orrori e morti senza fine. Nella R.D del Congo (RDC) diversi gruppi armati hanno ingaggiato violenti scontri. Questi scontri, le cui vittime principali sono civili, soprattutto donne e bambini: stupri, omicidi, saccheggi che stanno facendo fuggire dai propri villaggi centinaia di migliaia di persone.

La zona del Nord Kivu, ai confini con Ruanda, l’Uganda e Burundi, è da anni una vera e propria polveriera, a causa delle risorse minerarie di cui abbonda il suo sottosuolo. Esattamente come in Sierra Leone, o in Angola o in Sudan, la guerra in R.D.C. non ha nulla a che vedere con i conflitti etnici: si tratta a tutti gli effetti di una guerra economica internazionale, finalizzata all’accaparramento delle consistenti ricchezze naturali.
Tutti questi gruppi armati approfittano in modo spudorato di questa guerra per saccheggiare le risorse naturali (oro, cassiterite, coltan, gas metano, legno ecc.) e per violare i diritti umani delle popolazioni civili, praticamente senza conseguenze penali.

Le responsabilità dell’Occidente

Ma non sono i soli, infatti le compagnie multinazionali sono complici silenti, finanziando il conflitto armato per proseguire lo sfruttamento del sottosuolo congolese. Questo legame criminale tra lo sfruttamento delle risorse naturali e il finanziamento dei conflitti in RDC è stato chiaramente documentato dalle Nazioni Unite in molte relazioni rese pubbliche tra il 2001 ed il 2003 a tutt’oggi. Tuttavia, nessun provvedimento è stato ancora preso contro le imprese citate in queste relazioni.

Si tratta senza dubbio di uno dei conflitti più cruenti che il mondo abbia conosciuto negli ultimi cinquant’anni: secondo alcune stime le vittime sarebbero ormai più di dieci milioni in 22 anni (1996-2018).

L’attuale situazione politica

Già noto come Congo Belga (1908-1960) e come Zaire durante la dittatura di Mobutu (1965-1997), la Repubblica Democratica del Congo, come nomenclatura in uso attualmente, nasce nel 1997 ed è governata secondo la Costituzione del 2005 che la descrive come Repubblica presidenziale democratica e rappresentativa.

Joseph Kabila

Dopo la trentennale dittatura di Mobuto, Laurent D. KABILA divenne presidente (05/1997-01/2001) ma fu ucciso nel suo ufficio, lasciando la presidenza a suo figlio Jospeh Kabila Kabange, in carica dal 2001 ad oggi (2018). Le ultime elezioni politiche congolesi lo hanno visto trionfare per ben due volte (2006 e 2011) e sono coincise con forti scontri e tensioni lungo tutto il paese, con accuse di numerosi brogli elettorali. Sono state internazionalmente riconosciute da parte dei militari, dei servizi di intelligence e di polizia gravi violazioni dei diritti umani in tutto il paese, compresi arresti arbitrari, torture, maltrattamenti e violenze sessuali, oltre a crescenti restrizioni della libertà di stampa e minacce o aggressioni nei confronti di difensori dei diritti umani.

Le elezioni del 2016 non avrebbero più dovuto avere come candidato alle presidenziali Joseph Kabila Kabange, poiché, aveva già finito il decennio di governo o meglio presidenza previsto dalle norme costituzionali.

Ma lui, nonostante il mandato fosse scaduto, non solo non organizza l’iter necessario per le nuove elezioni previste ma si rifiuta di lasciare la carica di Presidente violando gli accordi della San Silvestro, che era un accordo formale fatto tra l’opposizione e la maggioranza presidenziale, sotto la mediazione dei Vescovi cattolici e sotto i riflettori della comunità internazionale, in cui si sanciva la decisione unanime di prendere un anno di proroga (2/2016-12/2017) per avere il tempo necessario di organizzare le nuove elezioni presidenziali.

Ma per la terza volta, alla fine dell’anno della suddetta proroga, Joseph KABILA non volendo lasciare il potere, non mantiene gli accordi presi ed innesca altra violenza uccidendo numerose persone che manifestano, con in testa la chiesa Cattolica: preti, suore, laici e tutti i congolesi. Questa situazione rafforza la povertà e le crisi che caratterizzano la R.D. del Congo.

Domani la marcia per la pace

Ricordiamo quindi che domani mattina a Roma, i congolesi che abitano in Italia si mobiliteranno per una pacifica marcia per la pace nel loro paese, che attraverserà il centro e si concluderà in Piazza San Pietro, arrivando per l’Angelus di Papa Francesco. Anche il pontefice, giusto una settimana fa, ha lanciato il proprio appello proclamando una giornata di digiuno, pensando alla martoriata popolazione di questo sfortunato paese.