Aprire una nuova era per la adozioni: questo è necessario!

Non possiamo più aspettare: è necessario aprire una nuova era nel mondo dell’adozione. Questo è quello che ci lascia la puntata di Presa Diretta di lunedì scorso. Precedentemente abbiamo sottolineato le carenze e le lacune che questa inchiesta giornalistica, dal nostro punto di vista, ha presentato. Ma da questa puntata emergono tanti spunti di riflessione attorno ad un mondo, quello dell’adozione internazionale, del quale fino ad ora si è sempre parlato in maniera insufficiente e superficiale.

Le magagne

 

Sì… perchè di magange l’inchiesta condotta dal giornalista Giuseppe Laganà ne ha evidenziate diverse e forse… non ancora tutte. E allora, a prescindere da chi governerà la Cai nei prossimi anni, si impone una doverosa riflessione in merito a tutto ciò che ruota attorno al mondo adottivo. Perchè se la gestione delle adozioni internazionali era definita come un fiore all’occhiello del nostro Paese… la fotografia panoramica scattata da Presa Diretta ne ha evidenziato le fragilità e le mancanze.

E la domanda di fondo che emerge da questa inchiesta, almeno da parte di noi genitori adottivi che dobbiamo usufruire o abbiamo usufruito di questa istituzione, è una sola, semplice e incontrovertibile:

Davanti a quanto abbiamo visto e sentito,

lo Stato Italiano crede veramente

nell’adozione internazionale?

 

Questo è ciò che si chiede un genitore adottivo, o aspirante tale, dopo aver visto la puntata. E allora forse è arrivato il momento di aprire un dibattito serio e costruttivo sul funzionamento dell’adozione internazionale, ma anche di quella nazionale… diciamo del mondo dell’adozione in sè stessa.

Genitori e figli

Sì, partiamo dai gentori, che per accedere al diritto di poter esserlo (diritto spesso, anche se non sempre, negato loro dalla Natura) devono sottoporsi ad un’indagine psico-sociale, affrontare un giudice del Tribunale dei Minori per ottenere il decreto di idoneità adottiva, una sorta di “patentino” per esser genitori.

Bene, per arrivare a tale risultato, gli aspiranti genitori vengono rivoltati come dei calzini dal punto di vista psicologico, si cerca di capire se saranno in grado di affrontare la genitorialità. Posto che a questo punto ci sarebbe da sottoporre anche tutti i genitori biologici a questo “test”, ciò che conta è “l’interesse superiore del minore” e ci si adegua con spirito di abnegazione a farsi scandagliare nel profondo del proprio intimo e della prorpria vita di coppia da dei perfetti sconosciuti. Lo si fa comunque volentieri, nella prospettiva di poter realizzare il proprio sogno di essere genitore e di esserlo nel migliore dei modi possibili per i propri futuri figli. L’approfondita indagine evidenzia le caratteristiche di questi futuri genitori, individuanone pregi e difetti, punti di forza e limiti, definendo anche un profilo di quello che potrebbe esser il loro figlio ideale (per età, stato di salute, profilo psicologico ecc.); il figlio che quella coppia di genitori dovrebbe esser in grado, per le caratteristiche di entrambe le parti, di accogliere nel migliore dei modi possibili.

Perchè sottolineamo questo aspetto? Perchè a fronte di cotanto sacrificio accadono poi immancabilmente, sia nella nazionale che nell’internazionale, casi di abbinamenti di bambini che presentano caratteristiche totalmente diverse da quelle tracciate dal profilo del’indagine. Sui protagonisti di questi abbinamenti ci torniamo in seguito. Non stiamo qui a snocciolare esempi, ne avremmo tanti, ma se tutto questo lavoro che viene fatto sui genitori serve a tutelare i futuri figli, che senso ha tutto questo davanti a casi a del genere? Sia chiaro, i figli non sono certo dei pacchi o dei giocattolini che, una volta ricevuti, si possono andare a cambiare perchè non piacciono. I figli diventano i  nostri figli e si comincia ad affrontare un percorso decisamente più irto di quello che magari era preventivato, caricando le famiglie (genitori e figli insieme) di ulteriori pesi e difficoltà in un percorso già difficile di suo in partenza. Percorso costellato di ulteriore sofferenza sia per i genitori, sia soprattutto per i figli stessi, che già si trovano a dover fare i conti con un passato non certo facile. Di casi di fallimento adottivo, purtroppo, non ne mancano certo, ma se di adozione già si parla poco, di questi casi si parla ancora meno.

Questi sono i bisogni e le problematiche che ci fanno capire perchè sia necessario aprire una nuova era!

 

Commissione Adozioni Internazionali

Un argomento di non poco conto, questo. Al di là del nostro personale giudizio non certo lusinghiero in chi ha “abitato” in via di Villa Ruffo a Roma (sede della Cai) negli ultimi anni, il ragionamento che si pone sulla Commissione è ben più ampio.

Che ruolo e che poteri deve avere la Commissione Adozioni Internazionali? Un ruolo di controllore degli enti? Benissimo. Controllare l’operato degli enti è sicuramente necessario, deve essere una garanzia ulteriore per i genitori adottivi, che già vivono un carico emotivo non indifferente e che necessitano di esser tutelati.

Ma quali sono gli strumenti che ha realmente in mano la CAI? Chi la compone, chi vi lavora? La Cai ha compiti di controllo solo a livello amministrativo? Soprattutto, quanto investe lo Stato Italiano nell’Adozione Internazionale? Il Governo Renzi ha recentemente deliberato 20 milioni di euro a favore delle adozioni internazionali, ma la Cai non può spenderli… “perchè non è centro di spesa” ci è stato riferito da chi l’ha gestita fino a ieri. Contraddizione nella contraddizione! 20 milioni che, basterebbero a coprire a malapena i rimborsi dovuti alle famiglie che hanno adottato dal 2011.

E qui dovremmo aprire un’altra grandissima parentesi relativa al fatto che da un lato il diritto di esser genitore viene tutelato attraverso la mutua per l’eterologa, mentre non vi è un analogo riconoscimento economico per l’adozione internazionale. I più fortunati, quelli che i rimborsi li hanno ricevuti, hanno recuperato solamente un terzo delle spese sostenute (guardare Presa Diretta per capire le cifre che girano); ma aspettate cari genitori: non gioiate troppo per questa cifra recuperata… se mai la riceverete, perchè l’anno dopo questa entrata vi verrà pure tassata!!! Piove sul bagnato!

Problemi di rimborsi a parte, riteniamo che la Cai debba aver ben altri fondi per poter gestire le adozioni internazionali. Fondi per compiere ad esempio dei viaggi negli stati con i quali vengono stretti accordi. Per conoscere queste realtà, per capire prima se siano paesi adatti all’adozione internazionale, secondo i nostri parametri. Sì, perchè sentir dire all’ex Ministro e presidente della Cai Cecilie Kyenge, fra l’altro di origine congolese, che il Congo è un paese dove la democrazia è debole, dove la corruzione è praticamente la norma, non ci consola affatto! Chi ha stretto gli accordi con la Repubblica Democratica del Congo? Sulla questione dei paesi vi rimandiamo, se volete, ad una riflessione in proposito del nostro amico Fabio Selini, anche lui come noi genitore-combattente.

E ancora viaggi per affiancare gli enti nella gestione delle pratiche e per controllare il loro operato. Sentir dire a Franco Tognola, presidente dell’ente Primogenita e al consigliere dello stesso ente Alberto Abruzzi “alla fine gli enti sono mandati negli stati allo sbaraglio” è inamissibile! Non può esistere una realtà del genere. Cai ed enti, che sono quegli strumenti che dovrebbero esser la garanzia per genitori e figli, non possono non vivere a stretto contatto fra loro, aituandosi reciprocamente. E allora è il caso di riflettere sul fatto che chi diventa consigliere in Cai, insieme ai funzionari che già lo sono perchè dipendenti dello Stato, possa esser anche pagato per un lavoro… che però deve svolgere. Forse sarebbe il caso di finirla di istituire organizzazioni ed enti pubblici con tanto di consiglieri che dicono agli altri quello che devono fare, ma che non operano concretamente per la conduzione dell’organizzazione in questione. Andare, consumare le suole delle scarpe, conoscere realtà diverse dalle nostre, calarsi in queste realtà e capire innazitutto se è possibile una collaborazione. In secondo luogo tenere costantemente monitorato l’andamento delle adozioni in quel tal paese. Questi secondo noi, sono solo alcuni compiti che la Cai dovrebbe svolgere in maniera puntale. Ci rendiamo conto che oggi questi compiti non possono esser svolti, per mancanza di fondi e risorse. E allora torniamo a porci la domanda iniziale.

Lo Stato Italiano crede veramente

nell’adozione internazionale?

Per questo riteniamo fondamentale che si apra una nuova era!

Gli enti

Questo è un altro grande tasto dolente della questione. Ci rendiamo conto di non poter fare di tutta l’erba un fascio. La maggior parte di questi sono nati da genitori adottivi, che hanno voluto mettersi al servizio di chi si sarebbe poi trovato ad affrontare le loro stesse difficoltà.

Fatte salve le buone intenzioni di partenza di tutti… NE ABBIAMO VERAMENTE VISTE DI TUTTI I COLORI! Sentir dire al direttore dell’orfanotrofio congolese “le cifre di cui mi parlate le apprendo adesso, se solo un terzo di queste arrivassero qui non vi avremmo certo presentato bambini che vivono in queste condizioni” riassume perfettamente la situazione. E’ in questo modo che viene tutelato il supremo interesse del minore?

Qualcuno di noi, in Congo, ci è stato. Ha visto e toccato con mano la miseria nella quale i nostri figli hanno vissuto la maggior parte della loro vita. Ma in Congo i vertici della Cai ci sono mai stati? Hanno provato a dormire in un istituto? Sarebbe necessario che lo facessero. Parliamo del Congo, ma ogni stato ha le sue peculiarità. Idem i chi gestisce gli enti, dovrebbe aver maggiormente a cuore le sorti degli istituti dove i bambini si trovano. Probabilmente è necessario studiare delle forme per farlo? Sediamoci ad un tavolo e pensiamoci e agiamo in questo senso.

Ci sta poi riconoscere il lavoro degli enti, attraverso gli avvocati in Italia, quelli nel paese di adozione, ma anche tutto il personale e i costi che gravitano attorno ad un’adozione, ma se poi i risultati sono questi??? Enti che accolgono mandati (e quindi soldi) in maniera copiosa senza esser in grado di soddisfare poi la richiesta di chi si è rivolto a loro. Enti coinvolti in scandali e tentativi di truffa, a volte ben riuscite a volte no, in vari paesi del mondo. Enti accusati di favorire il traffico dei minori. Questo  il desolante panorama davanti al quale i genitori oggi si trovano a dover “ammirare”… siamo a posto! Questa, soprattutto, è la tragica realtà con la quale ci troviamo a dover fare i conti.

Per questi motivi riteniamo fondametale il ruolo di Cai efficiente e attiva nelle attività di controllo degli enti e nel saper accogliere le segnalazioni provenienti dai genitori, senza discriminarli in “figli e figliocci” come abbiamo assistito, anzi, vissuto sulla nostra pelle nel caso RDC. Per questo motivo chiediamo che si apra una nuova era anche in questo senso!

 

La nuova era nell’adozione

 

Al termine di questa lunga analisi, se avete avuto la pazienza di leggerci sino a qui, vorremmo concludere con una speranza.

Dopo avervi elencato le magagne, o almeno alcune, relative a questo mondo… sarebbe troppo facile limitarsi alla protesta.

Diventa necessario a questo punto aprire veramente una nuova era, diventa fondamentale se vogliamo ancora credere nell’isituzione dell’adozione internazionale, perchè NOI CI CREDIAMO, perchè NOI ABBIAMO INVESTITO LE NOSTRE VITE E QUELLE DELLE NOSTRE FAMIGLIE in questo progetto. Perchè nonostante tutto riteniamo che

L’ADOZIONE DEBBA ESSER GIOIA

E NON SOFFERENZA!

Noi ci crediamo, ma ci piacerebbe che adesso anche le altre parti coinvolte dimostrino di farlo, non a parole ma con i fatti!

E’ arrivato il momento che tutti si prendano le proprie responsabilità. Noi facciamo il nostro scegliendo di diventare genitori, è ora che gli altri soggetti facciano altrettanto nei ruoli che competono loro, smettendo di giocare a rimpiattino.

Noi ci siamo, siamo qui e siamo comunque aperti al dialogo e al confronto, ovviamente quello utile e costruttivo, non certo quello strumentalmente polemico nel quale qualcuno in questi anni ha voluto cercare di coinvolgerci.

Siamo pronti, lo siamo sempre stati, a relazionarci con i nuovi vertici della CAI, qualunque essi siano, per offrire il nostro contributo. Ci abbiamo sempre messo la faccia, siamo pronti a farlo ancora, come sempre. E’ giunta l’ora di aprire una nuova era per le adozioni…

 

NOI CI SIAMO

E VOI???